Presentazione di 2017 A.D. di Vera Q.

Questo venerdì è passata a trovarci la mitica Vera Q., tra le autrici Self di maggior talento che abbia mai conosciuto. Ella ci parlerà della sua ultima fatica, 2017 A.D., ma prima di lasciarle la parola ecco a voi la sinossi:

2017 A.D. è un romanzo ambientato in un futuro prossimo tutt’altro che roseo, dove quattro vicini di casa condividono ben più del solo pianerottolo.
Mister G., il Vecchio, la Bionda ed il Medico: questi i loro soprannomi.
In un mondo sottosopra e claustrofobico, nel quale ogni cosa non è ciò che sembra, un nomignolo non può che snellire la faticosa mansione quotidiana del mantenersi in vita.
Impresa davvero complicata quando è il caos a regnare.
Un thriller psicologico, irriverente, a tinte scure, in cui ogni piccolo tassello ha il compito di sorreggere ed alimentare il Puzzle dell’Alienazione.

Ora, Vera a te la parola.

Il romanzo “2017 A.D.” possiede l’intera trama riassunta nell’immagine di copertina, quadro dell’artista Eleonora Genua che, gentilmente, mi ha concesso l’utilizzo della sua opera.
Un volto enigmatico e privo d’espressione domina in primo piano: quel muso così alieno è il viso del protagonista, Giuseppe Freddi, più noto come Mister G.
Con lui, a destreggiarsi in una realtà mondiale costellata da rivolte cruente, governi dittatoriali e ripetuti assalti violenti alla quiete pubblica da parte di ribelli armati, tre figure dubbie quanto il primo attore.
L’espediente adottato dai quattro, vicini di casa ed amici di convenienza, è la costruzione di un bunker antiatomico, unico ed ultimo baluardo di sopravvivenza nell’ipotesi, fin troppo concreta, di un conflitto a livello planetario. Ogni singolo angolo della Terra è una polveriera pronta ad esplodere.
Quel che più mi ha divertita nella stesura di questo scritto è stata la caratterizzazione dei differenti personaggi.
E sebbene io non abbia vissuto “splendidi giorni di sole” interpretandone la psicologia e le modalità dovendo cimentarmi con argomenti talvolta spinosi, ho stemperato, od almeno spero d’essere riuscita nell’intento, l’aspetto crudo e crudele del loro agire inserendoli in un contesto paradossale. Una locazione anomala, dove il netto confine tra ciò che è comunemente considerato etico e quel che a furor di popolo suscita ripugnanza, risulta capovolto.
Nessuna indagine, alcun detective e neppure l’ombra di un commissario, bensì un thriller introspettivo giocato sulla narrazione ambigua.
Una storia cattiva, tagliente, ironica e, sopra ogni cosa, imprevedibile fino all’ultima pagina.
Nulla, proprio nulla, è come che sembra.
L’ispirazione è nata osservando impietrita una scena di guerriglia armata urlata dalla televisione.
Questo è stato il quesito che ha smosso la mia fantasia: «E se in tutto il mondo, anche nei paesi considerati civilizzati, la democrazia girasse al contrario… cosa mai potrebbe accadere?»
Non vi rimane che scoprirlo leggendo 2017 A.D

Bene grazie Vera arr….ci stavate cascando eh! Ok, lo confesso, ho chiesto a Vera di regalarci un estratto e lei ve ne ha regalati tre, pensate un po’!

ESTRATTO 1:

Il Vecchio ha scelto per primo.
A causa dell’anzianità, ha detto.
Ha iniziato lui.
Lui, con quel suo bastone puntuto, a tracciare un arbitrario solco nel giardino condominiale.
Di seguito, per seconda, la donna Bionda si è sentita legittimata nel delimitarsi una piccola porzione di terreno definendola sua.
Per via “delle tribali vessazioni femminili subite dal dominio del maschio”, ha detto.
Poi è stata la volta del terzo, il Medico che si è accaparrato un angoletto lato strada.
Merito degli anni spesi sui libri, ha detto.
Infine è giunto il mio turno ed il rimanente spicchio di terra in alto a sinistra.
Alto riconoscimento del mio non essere incartapecorito, né vaginato, tanto meno laureato.
Io sono Mister G., un anonimo Mario Rossi qualunque ed in un mondo dove tutti sentono la necessità di darsi un’etichetta od un tono, non puoi che scegliere per ultimo.

ESTRATTO 2:

Mi chiamo Franco Moretti, ho settantasei anni e sono conosciuto come il Vecchio.
Preferisco un nomignolo a tema all’utilizzo del mio vero nome. Sono momenti di poca luce questi, gradisco un confortevole anonimato supportato da vesti logore.
Liliana, mia moglie, lo scempio mondiale l’ha appena intravisto. Un’uggiosa mattina di novembre di sette anni or sono, ha aperto la finestra della nostra camera da letto buttandosi nel vuoto.
É caduta nel punto esatto sotto al quale campeggia la mia fetta di rifugio. Almeno questo glielo devo, visto che l’artefice del suo volo ad angelo sono io.
Non l’ho certo spinta, eppure temo che ci sia connivenza nell’osservare la scena da sotto le coltri senza battere ciglio.
Con la mia famiglia gestivo una macelleria proprio qui in paese, un’entrata fissa di livello più che accettabile.
Erano gli anni sessanta, quelli del boom economico ed io, poco più che vent’enne, aggredivo le colline circostanti con una Vespa Dalì.
Lilli era la figlia di uno dei nostri clienti più facoltosi, proprietario della merceria Mazzone. Lilli era la sposa ideale.
«L’amore verrà con il tempo…» sosteneva mia madre.
L’ho atteso invano fino all’alba del 23 novembre 2010, giorno del suicidio di Liliana.

ESTRATTO 3:

«…Ma come non c’è posto?»
«Mi spiace, Madame, è tutto pieno…»
«Ha capito chi sono, vero?»
«Certamente… sono mortificato, Madame, però non c’è alcuna prenotazione a suo nome…»

Ecco, lo vedete in che razza di società viviamo? Adesso Edita Zilia Battistelli Persichetti deve prenotare per mangiare due cazzutissime ostriche!
Sì, sono la Bionda. E tale sarò finché avrò il denaro necessario per tingermi i peli, tutti.
Sono nata appena quarantadue anni fa nella prima grande città a nord di questo fottuto paesino di trecento anime e, per buona parte della mia vita, non ho mai usato le mani per lavorare.
Di fatto non ho utilizzato alcuna appendice del mio corpo per piegarmi a tale bruttura: noi Battistelli Persichetti siamo nobili.
Che c’è? Vi suona rafferma come affermazione?
Ovviamente, il blasone d’oro di famiglia l’ho venduto da diversi anni per pagare le rate dell’automobile.
Voi, che avete scelto la Repubblica in un impeto di presunzione, converrete con me che, assaggiando il marasma contagioso dell’attuale status morente, allontanare la Monarchia sia stato un errore grossolano: un Re non avrebbe permesso tale degenerazione, se non altro per difendere il buon nome del suo albero genealogico.

Potete trovare notizie e informazioni sulla pagina Facebook del libro.

Se, invece, vi hanno convinto le sue parole acquistate subito il suo libro.

Vera Q. è anche autrice di:

Giovanni Rispo

Nasco in provincia di Napoli, ma girovago per tutta Italia. Scelgo di laurearmi in antropologia, affascinato dall’essere umano e dalle sue contraddizioni, ma mi specializzo in Editoria e Scrittura. Parlo poco ma scrivo molto: romanzi, post e articoli di giornali. Vivo il quotidiano credendo poco nel futuro, ma spero che un giorno si sistemi tutto. Questo sono io, incoerente ma simpatico.

  • Vera Q.

    Grazie mille Giovanni, gentilissimo!