Intervista Vera Q.

Ciao Vera e benvenuta in ParoleVacanti.

Ciao a tutti e grazie mille, Giovanni, per avermi concesso questa intervista!

Io sono morto” è una storia che prende il punto di vista di una persona morta da pochi giorni. Come mai hai deciso di intraprende tale viaggio?

Il tema della morte mi ha sempre affascinata.
Non ho paura di morire, il mio timore è l’afflizione che spesso è legata alla cessazione dell’esistenza: sarebbe davvero comodo poter esaurire il proprio ciclo vitale senza malattie o dolore. Affievolirsi, perdere lentamente vigore come una pila scarica.
Da buona atea, però, non mi aspetto alcun Aldilà, di qualsiasi genere esso sia. Eppure l’idea di rappresentare un “dopo”, tutt’altro che roseo, mi stuzzicava molto.
Ciò che ci aspetta nelle sembianze di “anima” è chiaramente ignoto.
Possiamo cullarci nell’ipotesi religiosa.  Asserire, stoici, d’essere energia. Vagheggiare su mutazioni, migrazioni, e persino contatti alieni.
Quello che è certo, tuttavia, è proprio l’incerto.
Quindi, il buon PierPaolo Fabbris, protagonista bizzarro di un viaggio con tante buche e scossoni, subisce una nuova vita che di paradisiaco ha davvero poco.
Gli Dei possono essere ben più singolari di quanto la nostra immaginazione riesca a delineare.
E questo fino all’epilogo, dove tutte le realtà trovano la loro corretta collocazione.
Un sospiro di sollievo, dunque.
Sempre che ritrovarsi a respirare acido possa considerarsi allettante…

La storia pone inevitabilmente a riflettere sulla religione. Sono gli uomini che creano Dio, è questo che affermi tra le righe , una visione antropologica piuttosto atea. Rispecchia la tua?

Come ho già sottolineato, sono atea. Per cui mi risulta logico pensare che il divino sia un parto dell’uomo.
Nonostante questo, il mio non credere non modifica la trama. Avrei  descritto lo stesso scenario comunque: m’interessava insinuare un dubbio, non certo prendere le parti degli agnostici o dei fedeli.
È soltanto un romanzo, è fantasia, e come tale va preso.
In più, come nei precedenti miei scritti, mi diverte risolvere la storia nell’ultimo capitolo, che ribalta ciò che il lettore ha digerito fino ad allora ed incamerato come vero. Una sorta di marchio di fabbrica voluto non per stupire, ma per dare un senso e così chiudere il cerchio narrativo.
Escamotage che in “Io sono morto” ha più di una valenza.

Lasciami dire che non riuscivo a smettere di leggerlo, il tuo stile diretto rende la filosofia una bazzecola.

Wow! Sono davvero contenta che sia stata, per te, una lettura piacevole!
Spero che ti abbia strappato anche qualche sorriso.

Fabbris è un inetto impedito sia in vita che in morte, dove nascono i tuoi personaggi?

Fabbris è un uomo finito ancor prima che morto, così descrive sé stesso.
Ed è molto simile agli altri protagonisti dei miei libri.
Persone disilluse, grigie e spesso maniacali.
Tutte caratterizzate dal desiderio di primeggiare, tese a raggiungere la propria soddisfazione: poco importa se questo travolge la vita altrui.
Chiaramente sono attori con caratteri esasperati.
Nascono dal quotidiano. Da coloro che saltano la fila alle Poste con scuse ridicole, che sgomitano per sorpassare malgrado la doppia striscia continua, che spendono gran parte dello stipendio nel cellulare in voga ma chiedono a te, disoccupato, di chiamarli perché sono senza credito… Insomma, i miei mostri siamo noi, tutti noi. Con le nostre fobie, perversioni e velate macchie. Nessuno è esente da difetti piccoli o grandi, e nessuno è al sicuro.
Rabbrividiamo! (cit.)

Dove ne possiamo sapere di più?

“Io sono morto” è disponibile, insieme agli altri miei ebook, sullo store di Amazon a questo link.
http://www.amazon.it/dp/B00DQYAE4O
Nel caso, vi auguro buona lettura!

Grazie per essere passata. Regalaci una perla Veriana!

Grazie a te, Giovanni!
E chiudo con un haiku… pregiatissimo:

Il caminetto
scoppietta
e
illumina
la testa impagliata
di mia suocera.

Vera Q.

Giovanni Rispo

Nasco in provincia di Napoli, ma girovago per tutta Italia. Scelgo di laurearmi in antropologia, affascinato dall’essere umano e dalle sue contraddizioni, ma mi specializzo in Editoria e Scrittura. Parlo poco ma scrivo molto: romanzi, post e articoli di giornali. Vivo il quotidiano credendo poco nel futuro, ma spero che un giorno si sistemi tutto. Questo sono io, incoerente ma simpatico.